TONNINO

Il progetto ha interessato alcuni spazi del Baglio Ceuso, nei pressi di Alcamo, edificato intorno al 1860.

Acquisito dalla Tonnino, l’edificio è caratteristico dell’architettura enologica siciliana e considerato l’elevato pregio storico ed architettonico si sono evidenziate delle aree specifiche da trasformare per raggiungere l’obbiettivo di progetto senza snaturarne il fascino architettonico ne modificarne forma e consistenza.

Gli spazi sono al centro del progetto e le modificazioni apportate si accostano ad essi senza legami vincolanti ne operazioni trasformistiche pesanti. Si è pensato ad un progetto “soft” dove tutti gli interventi sono realizzati da esperti artigiani e si collocano all’interno dei volumi esistenti. Persino gli interventi impiantistici necessari sono pensati in modo da non modificare paramenti murari geometrie o spazialità proprie dell’edificio.

Il nuovo spazio accoglienza in un area prima destinata a deposito di grandi dimensioni, grandi altezze. La presenza del vecchio tetto in legno delle sue capriate e del suo pavimento industriale specifico dell’uso che se ne faceva sino ad ora. Il pavimento non modificato nella sua essenza sarà in resina proprio per mantenere la texture di quello preesistente. Arredi mobili ed un sistema di illuminazione sospeso che accoglie anche il sistema di condizionamento dell’aria, il passaggio dei cavi elettrici, e nasconde i sistemi di ripetizione del sistema dati. La tecnologia è quindi nascosta quasi mimetica. L’intradosso del tetto è stato soltanto ripristinato nelle sue parti ammalorate dal tempo. E’ stato ritinteggiato è diventa un grande corpo illuminante dove la luce proveniente da canali sospesi lo colpiscono facendola ricadere morbida al pavimento.

La vecchia cucina degli operai ospita adesso una cucina industriale in cui solo l’acciaio è presente in due diverse notazioni inox per le parti tecniche, verniciato nero per il bancone di lavoro e la piccola cantina, per il pavimento ed il soffitto vale lo stesso trattamento e modalità di intervento dell’ambiente prima descritto. Luce, condizionamento e trattamento aria sono quasi invisibili ma ovviamente presenti. La zona lavaggio occultata da una parete in arredo anch’essa realizzata in acciaio fa diventare una zona cucina come un vero e proprio laboratorio in cui tutti i prodotti dell’azienda possono essere apprezzati sfruttando tutti e cinque i sensi.

Per il wineshop si è individuato uno spazio che presentava in origine  la stessa destinazione d’uso, il volume però ripulito da superfetazioni non storicizzate accoglie un sistemi di arredo in ferro e legno che ne esaltano la funzione, accogliendo i visitatori che vorranno prima vedere, poi gustare e quindi acquistare i prodotti dell’azienda agricola. Una bottiglieria in acciaio e vetro, quasi diafana in cui il protagonista è il prodotto, la sua storia, il processo produttivo. Il pavimento anche qui in resina non distrae, accompagna il visitatore, pochi materiali, industriali quali l’acciaio propri della storia del manufatto quale il legno di rovere. Interventi indirizzati ad eliminare le barriere architettoniche presenti (quasi inesistenti), cambiati gli impianti i lavabi ed i rivestimenti. Anche qui si guarda alla manualità, maioliche artigianali e lavabi artigianali sono il motivo conduttore di tutto il progetto. Un intervento rispettoso della storia, della manualità, dell’artigianalità, caratteristiche proprie dell’azienda agricola committente, che ricerca nelle atmosfere del passato, nelle tipicità del territorio di connotarsi ed inserirsi.

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